[libri] Pacific Rim: Man, Machines, and Monsters

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Pacific Rim, Man, Machines & Monsters è un libro che descrive il processo di realizzazione del film omonimo, con un’abbondante dose di illustrazioni, schizzi e fotografie.

L’ho comprato pensando che fosse solo un art book del film, il contenuto in testo è stato una piacevole aggiunta. È piuttosto interessante da leggere, presenta infatti curiosità circa la genesi dei diversi aspetti del film e le difficoltà in cui si sono imbattuti nelle diverse fasi di produzione e realizzazione. Continua a leggere

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[Anime] Evangelion Night

Per promuovere l’uscita in Italia del terzo capitolo della saga di film cinematografici Rebuild of Evangelion, la Dynit, che si occupa del doppiaggio italiano, ha organizzato una maratona dei primi due film per il 4 Settembre 2013. Ecco il trailer dell’evento:

Un vero mito degli anni 90, Evangelion ha cambiato profondamente il modo di fare anime in Giappone. Rebuild of Evangelion è uno sforzo per rilanciare la saga attraverso 4 uscite cinematografiche, con una trama modificata e meno delirante, animazioni nuove e un deciso supporto di computer grafica.

Ho visto i primi due nelle versioni “director’s cut” 1.11 e 2.22 (uscite con i Bluray) e devo dire che meritano una visione, anche da parte di chi, come me, ha visto tutta la serie e il film The End of Evangelion

Pacific Rim

Pacific Rim è una fissa. Mettiamo in chiaro questo.

Ora vi spiego perché, ma era importante cominciare mettendo i puntini sulle i.

E’ un film che mischia i mega monster movie giapponesi (Kaiju Eiga) sullo stile di Godzilla, con robot giganti pilotati da umani all’interno di essi.

Quindi per un anime/manga fan è praticamente un’overdose sensoriale. Ci sono botte di un livello mai visto al cinema. Se avete dato un’occhiata al trailer con la famosa sequenza della nave nei denti capite cose intendo. Pensateci bene…

UNA.
NAVE.
NEI.
DENTI.

Ci può essere qualcosa di più figo?

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Quella che ha in mano Gypsy Danger è una nave. UNA NAVE

Il primo contatto alieno avviene sul pianeta Terra. Un mostro gigantesco emerge dal mare e spiana San Francisco. Questo tanto per mettere in chiaro il tono del film. Continua a leggere

[boardgame] Battletech

Battletech: un gioco di scontri fra robot giganti

Sui campi di battaglia del quarto millennio si affrontano squadre di robot giganti.

Robot giganti. 

So che ho già scritto abbastanza per farvi comprare questo gioco, voglio dire, come si fa a non voler pilotare un robot gigante?!

Da bravo anime fan, cresciuto a pane e Rocket Punch, mi sono innamorato di Battletech non appena mi hanno detto di cosa si trattava. L’ho comprato un sacco di anni fa (mi pare fosse l’inizio degli anni 90) e la cosa bella è che il gioco era sulla breccia allora e lo è ancora oggi ed è cambiato pochissimo. Segno che il design iniziale era azzeccato.

Ma veniamo alla recensione. Batlletech è un gioco degli anni 80, in cui è possibile simulare combattimenti fra piccoli gruppi di robot antropomorfi su mappe esagonali. Non c’è un numero fisso di giocatori, ovviamente 2 è il minimo, ma si adatta benissimo al gioco a squadre e anche a partite di folle “tutti-contro-tutti”. Negli anni è stato raffinato e ingrandito, e su esso è cresciuto un background molto ricco, che col passare del tempo è andato avanti. Mi spiego meglio: mentre il background dei giochi della Games Workshop riceve continue aggiunte senza mai cambiare di una virgola (nel senso che è temporalmente bloccato), quello di Battletech tramite i romanzi e i sourcebook va avanti nella sua timeline.

Parte del successo del gioco è dovuto anche alla modularità con cui è stato impostato fin dall’inizio. Ci sono infatti diversi livelli di regole: quello introduttivo (detto livello 0), che rappresenta un minimo di regole semplificate per giocare, il livello 1 (regole complete, senza varianti introdotte nei source book), livello 2 (tutta la tecnologia fino al sourcebook più recente) e infine il livello 3 che rappresenta una collezione di regole opzionali che possono essere utilizzate indipendentemente l’una dall’altra.

Il gioco si rivela molto soddisfacente anche solo con il livello 1 di regole. I Sourcebook in genere introducono nuovi modelli, armi o fazioni che si inseriscono nel livello 2, sono quindi totalmente opzionali per chi si contenta di giocare con il gioco base.

Battletech è un boardgame di tattica a turni, giocato su una mappa esagonale. Le unità principali sono i Mech, grossi robot da combattimento che ricoprono ruoli differenti a seconda dell’equipaggiamento e della massa. I giocatori si alternano nel muovere i propri mezzi e fare fuoco, usando una pletora di armi differenti e scegliendo fra diverse possibilità di movimento. Il tutto va fatto tenendo d’occhio l’accumulo del calore prodotto dalle armi e dal reattore del Mech, che può comportare un degrado di prestazioni fino allo spegnimento di sicurezza del mezzo.

Il combattimento è dettagliato e soddisfacente, oltre alle diverse armi per attacchi a distanza c’è la possibilità di combattere in corpo a corpo. I Mech sono in genere molto corazzati e resistono ad una lunga serie di colpi prima di andare in pezzi, quindi in genere gli scontri tendono ad essere piuttosto prolungati.

Vi ho già parlato dei robot giganti?

Ogni arma ha 5 dati: calore prodotto, danno, raggio corto, medio e lungo. Quando si decide di tirare contro un avversario si deve ottenere con 2D6 un numero maggiore o uguale al gunnery skill del proprio pilota. A questo numero si sommano le penalità per il proprio movimento, per il movimento del bersaglio e per la gittata (+2 a medio e +4 a lungo). In genere i Mech sono carichi di armamenti diversi e spesso si spara con una buona parte di essi. Questo produce una notevole quantità di numeri per colpire diversi, al variare delle gittate e del movimento dei diversi bersagli. Aiuta in questo usare dei segnalini (in genere due dadi di colore diverso) che indichino la modalità di movimento usata e il numero di esagoni di cui ci si è mossi per avere subito a disposizione le penalità da applicare.

Quando un colpo va a segno si tira su un tabella per determinare la zona colpita, quindi si sottrae il danno dall’armatura della zona. Se questa non basta il danno rimanente va tolto dalla struttura interna. In questo caso c’è la possibilità di ottenere un colpo critico che danneggi alcune delle componenti installate nella zona colpita.

Alla fine della fase di tiro si somma il calore prodotto e si sottrae quello disperso dagli scambiatori di calore attivi per avere il nuovo valore corrente.

Per distruggere un mech è necessario farne esplodere il motore, oppure uccidere il pilota o ancora causare tanti danni da distruggere la struttura interna della parte centrale del torso (capita spesso con le esplosioni di munizioni).

Negli anni sono stati aggiunti molti tipi di equipaggiamenti e armi diverse, è stata introdotta una fazione (i Clan) con un livello tecnologico diverso ed è stata aggiunta la possibilità di schierare sul campo unità di tipo diverso: tank, hovercraft, elicotteri, fanteria regolare, fanteria in armatura potenziata, fino alle dropship. Sono quindi apparse regole per combattere in diversi ambienti, come ghiaccio, lava, deserto, il vuoto dello spazio, le città.

Sono inoltre disponibili svariate centinaia di design diversi per le unità da schierare.

Grazie a questa enorme disponibilità di possibilità e al fatto che ci sono indicatori cerca il costo e il valore di battaglia di ogni unità sono state realizzate anche delle regole per gestire delle campagne.

Il gioco è vario, divertente e mai ripetitivo, abbastanza facile da spiegare e da apprendere. Non è veloce nella sua esecuzione, perché richiede un sacco di calcoli semplici ma ripetitivi, ma in questo negli anni sono apparsi un bel po’ di strumenti informatici.

Il più famoso è sicuramente MegaMek, un applicativo Java (quindi gira ovunque) che permette di fare partite online. Il gioco si occupa di effettuare tutti i calcoli, i tiri di dado e applicarne i risultati, velocizzando di molto le partite. A corredo c’è il MekLab, che permette di stampare schede dei Mech, da usare in partite intorno ad un tavolo oppure consente di gestire uno degli aspetti più divertenti di Battletech: la possibilità di inventare un proprio design.

Il gioco sin dalla sua prima edizione prevede precise regole per creare un mech partendo da zero. nelle ultime edizioni ci sono regole anche per creare altri tipi di veicoli.

Per chi volesse conoscere il gioco prima di comprarlo, è possibile scaricare il regolamento introduttivo gratis dal sito ufficiale: lo trovate QUI. Altimenti per giocare in maniera decente l’Introdutcory Box Set, che costa 60$ è più che sufficiente. Non c’è grande necessità di miniature e, in genere, nessuno sta a controllare che la vostra miniatura che presentate come un Jenner sia effettivamente quella di un Jenner. Finchè la si distingue dalle altre (poche) che sono sul tabellone, potete metterne una qualsiasi.

Insomma non posso che consigliare Battletech. Se volete fare una partita introduttiva basta scaricare MegaMek e mandarmi una mail 🙂

Una schermata di MegaMek con la visuale isometrica attivata

[Anime] Mobile Suit Gundam

A 32 anni dalla prima messa in onda, sono riuscito finalmente a finire di vedere Mobile Suit Gundam.
Indubbiamente uno dei grandi classici dell’animazione robotica degli anni 80, Gundam ha avuto in Italia una storia travagliata.
Messo in onda da un’emittente italiana durante l’invasione anime degli anni 80 (quella scatenata dall’arrivo del nagaiano Goldrake), la sua trasmissione risultò in seguito fuorilegge: i diritti per il passaggio televisivo non erano infatti stati ancora acquistati. Sunrise, che produceva la serie, venuta a conoscenza dell’illecito, decise di ritirare il brand per il mercato italiano, ponendovi un bando che è durato ben 25 anni.
Dopo questo lungo oblio la serie è tornata in Italia, dove ha ottenuto un nuovo doppiaggio con una nuova traduzione (entrambi ottimi) e un passaggio televisivo in fasce morte e orari mutevoli su Italia 1.

Gundam nasce alla fine di un periodo dell’animazione nipponica in cui le serie robotiche dominavano il mercato. La formula, ideata da Nagai all’inizio degli anni 70 con Mazinga Z, era però ormai fin troppo abusata: un nemico alieno che vuole conquistare la terra e il robot con il suo pilota unico baluardo a difesa della razza umana, regolarmente vittorioso contro il robot della settimana lanciato allo sbaraglio dal perfido nemico.

L’apparizione di Gundam porta un gran rinnovamento nel genere: niente più alieni ma un conflitto fra umani, niente più cliché del “mostro della settimana” e una guerra combattuta su larga scala, non da un unico difensore. Niente più solo episodi auto-conclusivi ma una trama di fondo che porta verso un finale di ampio respiro.

Ok, finito il preambolo storico, passo alle mie impressioni.
Gundam è una serie che vista oggi appare abbastanza ingenua. Non ho idea di che impatto potrebbe avere su un pre-adolescente di oggi, ma credo che il target sia rimasto quello. Per noi nostalgici degli anni 80 ha sicuramente un alto valore, ma è difficile non notare che comunque si tratta di un prodotto per ragazzi, anche se appare evidente il tentativo di tenere un approccio che lo rendesse fruibile anche a una fascia di spettatori più adulti.

Un beam saber, si lo so sono assurdi, ma era appena uscito Star Wars...

Ha sicuramente dei meriti, ma l’influenza delle serie del tempo appare evidente in alcune scelte che ne smorzano la forza innovatrice impressa al genere di cui fa parte.
Mi riferisco in particolare alla scelta del protagonista, tipico supereroe delle serie robotiche. Incredibilmente intelligente, esperto in tutti i campi, combattente nato sebbene non abbia esperienza alcuna, invincibile. Anche il robot che pilota non è da meno. Il Gundam è praticamente impervio ai colpi nemici e offre prestazioni a dir poco imbarazzanti rispetto ai modelli che affronta, che abbatte a centinaia in ogni puntata quasi senza faticare.
Verso il finale entra in campo anche una sorta di teoria metafisica a mo’ di patetica scusa che spieghi l’invincibilità del protagonista: vengono introdotti i Newtype, individui dotati della capacità di vedere il futuro e comunicare telepaticamente.

Almeno dal mio punto di vista questo comporta un brutto calo di realismo in una serie il cui argomento principale è la guerra. E’ evidente come l’autore vorrebbe mettere la guerra al centro della scena, mentre si ritrova spesso costretto in una forma che è diventata tradizionale e bloccata. La serie fu infatti accorciata per i bassi ascolti ottenuti nella prima messa in onda.
Mi sono spesso ritrovato a fare il tifo per i poveri piloti di Zaku e Dom che cadevano come mosche sotto i colpi del Gundam, nella speranza di vedere un conflitto fra avversari ad armi pari.

La serie raggiunge il suo Nadir nella parte centrale quando per diverse puntate vengono riciclate scene di assemblaggio del Gundam, un robot che non ha nessun bisogno di essere componibile, oppure le assurde combinazioni con il G-fighter, che producono solo obbrobri aerodinamici. In questo caso appare evidente il tentativo degli sponsor di mettere in evidenza i giocattoli della serie, magari introducendone di più complessi (da questo la “componibilità”), vero motore propulsivo delle serie dell’epoca.

Il Gelgoog di Char, il mecha più figo della serie

In finale una serie che ho in parte apprezzato, ma di cui non ho potuto non notare i difetti grossolani, che però inquadrati nell’ottica delle produzioni contemporanee a Gundam appaiono molto ridimensionati.
Gundam è stata una serie innovativa, ancora godibile per i nostalgici, e con una sufficiente trama sullo sfondo da rendere interessante la visione di tutte le puntate, mentre per gran parte delle altre serie anni 70-80 sarebbe sufficiente guardare la prima e l’ultima.

Una cosa che va assolutamente menzionata è il fenomeno dei kit di montaggio: con il proliferare dei modelli di robot presenti nella serie, Gundam ha lanciato la moda presso gli appassionati dell’assemblaggio di kit che rappresentano i mecha in scala. Ce ne sono di tutti i tipi e di diverso livello di dettaglio. Alcuni sono davvero fantastici ed è mio modesto parere che uno non possa definirsi veramente un geek se non ha mai provato ad assemblarne uno.

[Anime] Evangelion – Articolo retrò

A distanza di più di 15 anni dalla sua uscita, ieri ho finito di vedere tutti episodi gli di Evangelion, ciucciati in tre giorni. Se vede che sto in ferie 😛
Alla fine è stata una grande delusione e col senno di poi ho fatto bene ad interrompere il suo acquisto dopo la prima vhs (anche perché ne usciva una ogni anno). Credo che sia la prima serie di Anime che per lentezza di uscita sia stata superata tecnologicamente dal supporto su cui veniva distribuita (da VHS a DVD).
Comunque i primi episodi sono avvincenti e con una trama che “regge” sino a a quello in cui lo 01 e lo 02 devono portare un attacco sincronizzato per far fuori l’angelo di turno. Dopo di ciò la serie comincia ad avere un inesorabile declino sia nella realizzazione che nelle idee.
Cominciano ad apparire sempre più di frequente fermo-immagini che durano anche un minuto e senza che i personaggi proferiscano una parola. Interminabili auto-introspezioni dei personaggi che dapprima annoiano, poi diventano irritanti. Insomma già si capisce quale sarà il finale; infatti gli ultimi due episodi sono osceni, un insulto a chi ha pagato per vederli. Senza senso ed inconcludenti, con tutti che applaudono Shinji per aver capito cosa vuole dalla vita. Vabbè ma gli Evangelion? Adam? Gli angeli? La Nerv? Lilith? Selee? Che fine hanno fatto? Bo. Leggo poi su wikipedia che The End of Evangelion sarebbe stato il finale originale ma accantonato per mancanza di fondi.
Guardo pure e quello e…. altra cagata.
Hanno cambiato idee e trama in corso d’opera senza dare spiegazioni.
Inizialmente dicono che il second impact è stato causato dal primo angelo, che si identifica in Adam, attualmente nel dome della Nerv, crocifisso e senza gambe. Poi tirano fuori la terminologia del progetto Adam, senza spiegare cos’è e dicono che quella specie di embrione che Kaji porta dentro una valigia, che poi consegna a Gendo, è proprio Adam il primo essere umano (tale fatto avviene alla fine dell’episodio dell’arrivo di Asuka).
Prima incongruenza: ma non era quello crocifisso?
Seconda incrongruenza: all’inizio fanno vedere delle foto rubate del second impact dove compare il primo angelo che ha una forma del tutto simile ad un evangelion anche se fatto completamente di luce. La forma di quello crocifisso alla base della Nerv è di tutt’altra natura.
Cmq sorvolando su queste cose, l’idea che dal primo angelo (Adam) siano stati ricavati gli Eva è una bella idea. Ci sono riferimenti biblici che calzano bene. Buona anche l’idea che ad ogni attacco gli angeli si evolvono sino ad assumere la forma umana con il quinto pilota Kaworu. Purtroppo la sua fine è ridicola, come poi il finale sopra menzionato.

Piccola nota linguistica: usano la parola children anche quando parlano al singolare 1st children, anziché 1st child… ma vabbè.

Le insensatezze però non finiscono qui. In The End of Evangelion si raggiunge l’apice. L’organizzazione Selee, che poi alla fine appare essere il comando generale della Terra, decide di annientare la Nerv perché Gendo ha pisciato fuori dal vasetto. Peccato che lo scopo ultimo di entrambi sia lo stesso e cioè l’evoluzione del genere umano…
La prima parte di qeusto nuovo finale è passabile, con un bel po’ d’azione da parte dello 02; quasi a colmare la noia degli ultimi episodi. Asuka scopre l’acqua calda e cioé che l’anima (aka AT field) della madre è racchiusa dentro lo 02; quindi si sveglia dallo stato di inerzia in cui era caduta (Shinji invece ci rimane tutta la seconda metà della serie…) per prendere a calci un po’ di nemici. Nella seconda parte lo 02 si spegne e viene sbranato dagli Eva Mass Production. A questo punto Shinji decide di uscire con lo 01, o meglio lo 01 decide di uscire con Shinji… Super incazzato tira fuori pure delle ali di energia o qualcosa di simile e penso: ‘mo fa un macello. Invece non fa un ca%%o per tutta la puntata. Ricominciano le sue seghe mentali.
Nel frattempo Rei da un calcio in cul@ a Gendo e si unisce ad Adam, diventando una sorta di angelo annientarore dell’umanità, grande come un continente… Tutti gli esseri viventi schioppano come palloncini ed il capo della Selee prima di morire dice che la rinascita dell’uomo avverrà attraverso la sua purificazione. A me però sembra che l’umanità sia stata purgata….
Poi ricompare Shinji, sempre sotto analisi, peccato però che l’analista non sia Freud o Jung, bensì Rei mixata con Kaworu. E gli dicono di scegliere tra l’annullamento totale (di se stesso) oppure tornare indietro e ristabilire lo status precedente. Alla fine Shinji ci pensa su e dice che “tutto sommato quel menù non era poi così malaccio”  (citazione…) ed opta per tornare indietro. La Rei gigante cade a pezzi sulla terra, Shinji si risveglia sulla battigia di un mare rosso con Asuka accanto bendata su un occhio e fasciata ad un braccio. La domanda sorge spontanea: chi l’ha bendata se erano tutti scoppiati?
Poi Shinj si alza e comincia a strozzarla, lei invece lo accarezza sulla guancia, lui allenta la presa e lei gli dice: “è una schifezza”. Titoli di coda.
In quel momento avrei voluto prendere la mia cal.9 e sparare al regista. Peccato che sotto tiro c’erano solo il Dago ed Eva che dormivano sul divano…

Se fossi stato al cinema avrei gridato: “ARIDATECE I SOLDI!”