[libri] The Ghost Brigades

The Ghost Brigades cover di John Scalzi

The Ghost Brigades è un seguito “lasco” di un altro lavoro di John Scalzi, Old Man’s War, che ho recensito qui.

Dico lasco perché i due romanzi sono ambientati nello stesso universo, e gli eventi di questo romanzo seguono quelli narrati nel precedente. Condividono uno dei co-protagonisti (l’interessante Jane Sagan), ma i punti di contatto finiscono qui.

John Scalzi dopo aver pubblicato Old Man’s War e aver vinto una ridda di premi ha detto che non ne avrebbe pubblicato un seguito. Per fortuna è stato convinto dal suo agente a riprendere in mano questa interessante ambientazione.

Mentre il primo indugiava in maniera importante sulle sequenze d’azione e i momenti di confronto, il soggetto di questo romanzo è forse l’identità, il concetto stesso di uomo. Mi spiego meglio: veniamo qui a conoscenza di come effettivamente siano create e addestrate le squadre di soldati delle forze speciali della CDF (Colonial Defence Force), quelle che i soldati “normali” chiamano Ghost Brigades. Continua a leggere

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[libri] Pacific Rim: Man, Machines, and Monsters

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Pacific Rim, Man, Machines & Monsters è un libro che descrive il processo di realizzazione del film omonimo, con un’abbondante dose di illustrazioni, schizzi e fotografie.

L’ho comprato pensando che fosse solo un art book del film, il contenuto in testo è stato una piacevole aggiunta. È piuttosto interessante da leggere, presenta infatti curiosità circa la genesi dei diversi aspetti del film e le difficoltà in cui si sono imbattuti nelle diverse fasi di produzione e realizzazione. Continua a leggere

[libri] Before They Are Hanged

BTAH - cover(The First Law 2/3) di Joe Abercrombie

Seguito dell’ottimo romanzo di esordio The Blade Itself, anche in questa occasione Abercrombie mostra il suo valore.

Di nuovo spiccano il suo stile, la sua ambientazione cruda e violenta, i suoi personaggi “terra-terra”, pieni di difetti e incertezze ma proprio per questo ben delineati.

La trama, elemento messo forse troppo sullo sfondo nel primo romanzo, procede in questo ad un discreto ritmo.

Before They Are Hanged è divertente ed avvincente, non frenetico, ma l’alternanza fra i vari punti di vista è ben studiata, l’autore riesce a mantenere un buon ritmo nell’esecuzione della trama, pur lasciando spazio ai suoi personaggi.

Al lettore viene risparmiato il bombardamento di esposizione all’ambientazione tipico di alcuni autori fantasy più concentrati a far vedere quanto sia originale la loro creazione che a scrivere un buon libro. L’ambientazione c’è, ma è nascosta nelle nebbie del tempo. Emerge dai racconti di Bayaz, primo dei maghi, dai confronti dello stesso con il suo apprendista, ma c’è poco altro. Gli stessi comprimari sono ignari di quanto avviene  sullo sfondo, solo il lettore ha una visione d’insieme che non gli viene spiattellata in faccia ma emerge lentamente e neanche è tanto chiara.

Abercrombie riduce i suoi punti di vista tramite uno dei trucchi più vecchi del fantasy: la quest. Per quanto possa sembrare banale accelera notevolmente il ritmo del libro concentrando in un solo capitolo più personaggi e dando così all’autore la possibilità di approfondire alcuni dei comprimari più interessanti del primo libro, come West e i Named Men.

I Named Men sono forse uno dei più brillanti emblemi dello stile Abercrombie: un gruppo di guerrieri incalliti, quelli che in un romanzo fantasy medio sarebbero il “tipico gruppo di avventurieri”, sono in questa serie una disomogenea congrega di assassini induriti, professionisti del campo di battaglia e dell’omicidio. Decisamente non la compagnia migliore per prendere un tè…

I romanzi di Abercrombie sono fantasy per adulti, non c’è dubbio. Non vi aspettate altro.

[libri] The Blade Itself

TheBladeItself(The First Law 1/3) di Joe Abercrombie

Romanzo d’esordio di Joe Abercrombie, da alcuni etichettato come il successore di George R.R. Martin, The Blade Itself è un parziale successo.

Il prologo è una spettacolare sequenza d’azione: Logen Ninefingers è solo, disarmato e braccato dai nemici. Il capitolo iniziale funziona anche come ottima presentazione dell’autore: Abercrombie scrive le migliori sequenze di combattimento che io abbia mai letto. Confusione, paura, sangue, errori e imprevisti si susseguono nelle frenetiche ma realistiche sequenze e non ci sono eroi imbattibili, ma solo un gruppo di gente che ce la mette tutta per non crepare.

Il terreno comune con Martin è forse l’ambientazione, cinica e violenta, e l’attenzione dedicata ai personaggi, ben delineati nella loro imperfezione. In questo mi spingo a dire che forse Abercrombie è anche  più bravo di Martin: i suoi protagonisti sono davvero interessanti.

Logen Ninefingers è un grande eroe del nord, vincitore di dieci duelli e sopravvissuto a troppi scontri e battaglie. Non ce la fa più a tenersi attaccato alla vita con i denti. Jezal è un giovane ricco e viziato, presuntuoso e vanesio, senza un vero obiettivo nella vita. Glotka, ex campione di scherma, promettente ufficiale, è stato ridotto ad un’ombra di sé stesso dopo due anni di tortura. Menomato e cinico, si è fatto terra bruciata attorno lavorando come inquisitore.

Il romanzo è tenuto in piedi dai personaggi, ma soffre di una struttura mozza, essendo privo di una vera e propria conclusione. La trama si svolge lentamente e senza eventi notevoli, iniziano a delinearsi un paio di guerre, sullo sfondo qualcosa di soprannaturale si muove, ma c’è troppo poco per capire qualcosa o per trascinare il lettore alla lettura. Il libro resta divertente e sicuramente ne leggerò il seguito, ma la mancanza di un finale ad effetto, un climax degno di nota, dà l’impressione di un’opera parziale. Pur essendo solo l’inizio di una trilogia, una sorta di conclusione avrebbe giovato a The Blade Itself .

A Clash of Kings

Degno seguito della saga iniziata con A Game of Thrones, lo stile di scrittura resta invariato, il ritmo, i colpi di scena e gli intrighi pure.

Martin mette in scena delle sorprese enormi, ma se avete letto il primo libro sapete cosa può fare Martin al suo mondo e ai suoi personaggi. Se il primo vi è piaciuto questo per voi sarà sicuramente un page-turner.

Ha comunque qualche pecca. Uno dei punti di forza della saga, il realismo, viene a tratti messo da parte quando la “magia”, tipica del fantasy, entra in gioco anche in momenti chiave della trama (cosa che non succedeva nel primo volume).

Per quanto riguarda la brutalità, in questo libro si toccano vette superiori al precedente, lo stato di guerra continua di Westeros rende la cosa un po’ più sopportabile e forse l’autore la usa per delineare i cattivi in una vicenda dipinta molto più spesso col grigio che con il manicheo bianco e nero del fantasy comune.

Da questo libro è tratta la seconda stagione della serie TV HBO Game of Thrones, nota in Italia come Il Trono di Spade. Pur non essendo un fan della trasposizione televisiva, posso dire che è ben fatta e la seconda stagione è sicuramente migliore della prima. Tuttavia ogni volta che vedo una puntata non riesco a non pensare che ogni spettatore che non abbia prima letto i libri si sta perdendo un sacco di dettagli e facendo degli spoiler tremendi su alcuni dei libri fantasy più interessanti e innovativi degli ultimi decenni.

In Italiano: diviso in due volumi intitolati Il regno dei lupi e La regina dei draghi, pubblicati per la prima volta nel 1998. Pubblicato in edizione economica da edicola in Urania Grandi Saghe Fantasy in volume unico con il titolo Lo scontro dei re (luglio 2008).

 

[Libri] A Game of Thrones

Visto il successo della serie TV ispirata alla saga a Song of Ice And Fire di George R. R. Martin, che prende il nome dal primo romanzo della serie, A Game of Thrones (Il Trono di Spade in Italia), ripropongo le mie recensioni dei libri che compongono la saga, partendo proprio dal primo.

 

Ottimo esempio di narrativa low-fantasy, A Game of Thrones è l’inizio di una saga di dimensioni enormi.
Scrivo low-fantasy perché tecnicamente questo romanzo rientra nel genere fantastico, ma è molto distante dal parametro di riferimento per eccellenza: la Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien.
Niente elfi, niente mostri ruggenti, niente incantesimi che distruggono eserciti.

Difficile riassumere la trama in poche parole: il cast di personaggi è molto numeroso; le vicende narrate da diversi punti di vista (ogni capitolo è narrato in terza persona ma dal punto di vista di un personaggio diverso) e la narrazione avvolge eventi molto distanti fra loro.
Questo stile, che potrebbe sembrare confuso leggendo la mia misera descrizione, aumenta in verità moltissimo la dose di realismo. Infatti, nonostante la trama si svolga in un mondo di fantasia, l’autore mantiene sempre saldo il vincolo con la realtà della natura umana. Diplomazia, sotterfugi, intrighi, tradimento e guerra si intrecciano in un quadro enorme e, come la storia vera, il destino dei popoli non è mai deciso dalle gesta di pochi eroi, ma dalla somma delle azioni di tutti quelli che alla Storia partecipano.

Non vi aspettate quindi mirabolanti salvataggi, scene ad effetto, situazioni disperate risolte dal protagonista, scontri memorabili contro nemici all’apparenza imbattibili: per Martin l’avventura della storia di un mondo è già sufficientemente spettacolare.

Da notare il fatto che spesso il risultato delle situazioni è prodotto da fattori diversi: a volte sono le scelte dei protagonisti a produrre un effetto, ma molto più spesso sono vittime del movimento della macchina di cui fanno parte: errori, indecisioni, avventatezza e mancanza di informazioni spesso portano a situazioni difficili o tragiche e nessuno fa mai la “scelta giusta”, perché non c’è un cattivo da battere, ma ognuno ha un obiettivo da raggiungere.

Lodevole anche la cura messa nella crescita e lo sviluppo dei personaggi più giovani.
Una nota di merito infine per il modus narrandi di Martin: tramite la sua tecnica dei Punti di Vista mette il lettore a conoscenza di fatti che gran parte del cast dei suoi personaggi non sa, dandogli un punto di vista più ampio, rendendo più evidente la rete di segreti in cui la trama si svolge. Tuttavia a volte utilizza questa tecnica anche per indirizzare, come un giallista provetto, il lettore verso una certa considerazione di un personaggio, per poi ribaltare subito dopo l’idea che questo si è fatto, aggiungendo ulteriori dosi di mistero.

Consigliato a: chi cerca un fantasy adulto, con personaggi credibili, vicende realistiche e soluzioni alla portata di uomo, dove non ci sono eroi, ma soltanto moltissime pedine che formano un ampio quadro.
In sintesi: la Storia di un mondo di fantasia.

Ultima nota: questo libro è l’inizio di una saga che si prevede molto lunga, ancora non conclusa dall’autore. Preparatevi a leggere le vicende di questo mondo per molto tempo se decidete di iniziare.

In italiano: il libro è stato diviso in due nell’edizione italiana. I due libri si chiamano Il trono di Spade e Il grande Inverno. In seguito è uscito in edizione economica in edicola per la serie Urania grandi saghe fantasy, questa volta in unico volume con il titolo Il gioco del trono (luglio 2007). In concomitanza con l’esordio italiano della serie tv è stata presentata una edizione da libreria in volume unico del romanzo. Il link ad IBS.

Dato che ho letto tutta la saga in lingua originale non posso dire nulla circa la qualità della traduzione o delle edizioni italiane.

[Libri] The Hero of Ages (Mistborn 3/3)

Ottimo finale di una avvincente trilogia, The Hero of Ages conclude la saga Mistborn in maniera pirotecnica.
La successione degli eventi si fa progressivamente più frenetica, mentre le cose precipitano verso una conclusione tutt’altro che scontata. I personaggi si battono contro forze oltre la loro comprensione e l’autore mette in scena un finale in cui tutti i pezzi si incastrano alla perfezione nel loro posto.
Dettagli apparentemente insignificanti nel primo libro che improvvisamente assumono un altro e più ampio significato alla luce di quanto accade nel finale di questo libro.
Questo ci fa capire quanto l’autore abbia preparato con cura la serie, scrivendola come un pezzo unico e non come tre libri separati. Proprio come in un film in cui si sa esattamente come deve iniziare e finire e quanto deve essere lungo.
Capisco che non tutti gli autori abbiano questo modo di lavorare, però fa piacere leggere una serie che sai già avrà una conclusione in tempi accettabili.
Unica pecca: i tentennamenti teologici di uno dei personaggi sono un po’ troppo enfatizzati.