Wolfenstein: The New Order

Wolfenstein_The_New_Order_coverWolfenstein: The New Order (W:TNO) è uno spara tutto più o meno nella media. Le cose che lo contraddistinguono e che lo rendono superiore sono l’ambientazione, la storia e i personaggi.

Ci troviamo in una distopia in cui la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale. La storia si svolge prevalentemente durante il 1960 a Berlino e in altre località, attraverso William “B.J.” Blazkowicz, un veterano di guerra.

Sinceramente è uno dei pochi spara tutto in cui ho provato delle emozioni verso i personaggi e vero odio verso i nemici. Mi ha sorpreso molto la cura che gli sviluppatori hanno messo nella narrazione e nello sviluppo dei personaggi. Continua a leggere

Farcry 3 Blood Dragon

Far-Cry-3-Blood-Dragon-logo

Grafica in wireframe, musica elettronica, fulmini e lo stile grafico dei logo della Ocean. Non vi sembra un gioco per Amiga 500?

Farcry 3 Blood Dragon (d’ora in poi FC3BD) è un folle esperimento piuttosto difficile da classificare. Si tratta di un gioco basato sul motore dell’ottimo Farcry3, ma che condivide con il gioco di Crytek molti aspetti riguardanti il gameplay.

Si potrebbe paragonare ad uno di quei mod total conversion che le community sviluppano ogni tanto: il gioco resta simile, ma è tutto ridisegnato da zero.

L’idea è nata probabilmente in un momento di follia o di ubriachezza molesta del team degli sviluppatori (che sono comunque interni crytek): fare un FPS nello stile dei B-movie di fantascienza degli anni ’80. Continua a leggere

Metro Last Light prime impressioni

MetrolastlightMetro Last Light è un classico FPS ambientato nel mondo descritto da Dmitry Glukhovsky nei suoi libri e si colloca all’incirca un anno dopo gli eventi narrati in “Metro 2033”.

Le prime impressioni sono più o meno positive. La possibilità di settare la lingua in Russo (con sottotitoli) aiuta molto a immergersi in questo futuro post apocalittico alla Fallout. Niente da dire sul lato grafica, sonoro ecc. dato che non si distaccano significativamente dalle aspettative odierne. Un paio di grossi problemi però sono riusciti a rovinare quasi completamente questo titolo, almeno dal punto di vista della giocabilità (la storia è ancora tutta da scoprire).

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Finito Bioshock Infinite

 Bioshock Infinite by solidgrafi (Deviantart)

Bioshock Infinite by solidgrafi (Deviantart)

Parto subito col dire che questo articolo contiene parecchi SPOILER. Sconsiglio vivamente la lettura a chi ha intenzione di giocarci dato che rivela il plot e la fine.

E’ parecchio più corto dei primi due capitoli della serie, dato che ci ho messo poco più di 10 ore, senza fretta ed esplorando un po’ ovunque. Conosco comunque chi ce ne metterà almeno 20 (vero Tiziano?).

Mi sono divertito parecchio. E’ molto giocabile e le meccaniche sono sofisticate al punto giusto per poter affrontare gli scontri in maniera molto dinamica, con l’aiuto anche di Elizabeth, con la quale si possono azionare degli “strappi” (tears) dimensionali che aiutano in maniera diversa (un po’ lungo da spiegare). Inoltre lei cerca di tenere il giocatore fornito il più possibile di munizioni, sale e snack 😉 fichissima la piccola sequenza quando ti accoppano e lei cerca di rianimarti, un vero tocco di classe.

Dal punto di vista stilistico, BI eccelle. Columbia è stupenda e piena di particolari interessanti. Le musiche sono molto suggestive e piacevoli da ascoltare. In generale è un gioco molto bello e curato che deve essere per forza giocato…ma il pezzo forte è la storia 🙂

Storia e finale

Quando l’ho finito mi son detto “Oddio che cazzo è successo”…poi mi è venuto un dubbio e infine sono andato a leggere un po’ di cose (ammetto di non aver colto subito a pieno la fine). Una volta capita ci sono rimasto a bocca aperta…GE NI ALE!

Descrivo in maniera molto semplice la storia (ammesso e non concesso di averla capita io stesso):

Sostanzialmente BI si basa sulla “teoria” delle dimensioni alternative e del multi-verso. La storia corre su due linee temporali e dimensionali parallele. Non solo si viaggia nel tempo, quindi, ma anche tra due dimensioni o universi alternativi, dove le cose sono “leggermente” diverse. Il concetto di mondi alternativi infiniti…Bioshock INFINITE appunto.

Universo#1: Booker DeWitt ha una figlia (Anna) e un debito da ripagare. Vende la figlioletta a un tizio di nome Robert Lutece incaricato da Comstock, la versioni di Booker dell’Universo#2.

Universo#2: Booker è in realtà Comstock, avendo assunto questa identità dopo una conversione religiosa. Diventa sterile a causa della tecnologia inventata da Rosalind Lutece, la versione femminile di Robert dell’Universo#1. Questa tecnologia consente di viaggiare attraverso le dimensioni (e di far volare Columbia). Comstock ha bisogno di Anna (ribattezzata poi Elizabeth) perché desidera avere un erede puro di sangue (il suo).

Robert e Rosalind Lutece, conosciuti attraverso il gioco come i “gemelli” Lutece, dopo essere stati traditi da Comstock, decidono di trasportare Booker dall’Universo#1 all’Universo#2, con l’incarico di salvare Anna/Elizabeth.

La storia contiene molti particolari in più, ma in linea di massima è (o si avvicina) a quello che ho descritto sopra. Per saperne di più, vi rimando all’articolo in inglese su wikipedia: LINK.

Una galleria di screenshot che ho fatto durante il gioco. Occhio che contengono parecchi SPOILER!

Bioshock Infinite prime impressioni

Official_cover_art_for_Bioshock_InfiniteLa pazzia tipica della serie c’è tutta…e approvo 🙂 in questo capitolo ci troviamo a Columbia, una città volante…ebbene sì. Sono contento che questa volta hanno voluto fare qualcosa di diverso, la Rapture subacquea stava cominciando a stancare.

Essendo un “prime impressioni”, non mi dilungherò sulla descrizione del gioco, che probabilmente farò in una rece un po’ più corposa una volta finito. Le cose che mi hanno colpito subito sono state la grafica impressionante (e molto stilosa) e le musiche. Le meccaniche del gioco sono rimaste pressocché inalterate rispetto ai primi due capitoli della serie, però ci sono alcune differenze che semplificano un po’ il gameplay (Bioshock 2 è infatti un po’ brutale a livello di difficoltà).

Ci sono parecchie armi ma se ne possono portare in giro solo due alla volta. Non è un grosso problema perché sono disseminate in giro (si possono raccogliere dai nemici), però ad alcuni questa cosa potrebbe non piacere assolutamente. I “plasmid” qua si chiamano “vigor” ma sostanzialmente sono la stessa cosa.

Essendo una città volante divisa in piccole isole, c’è un sistema di trasporto molto simpatico e abbastanza pericoloso, usato dalle autorità del posto…e dal protagonista. E’ un sistema di rotaie chiamato Skyline con cui si può viaggiare tra un’isoletta e l’altra con l’ausilio di un uncino applicabile sul braccio. Questo uncino è usato anche in combattimento e fa anche molto male (ho già deciso di specializzarmi nel combattimento ravvicinato con uno shotgun come supporto e un’altra arma a medio-lungo raggio).

Mi pare di aver capito che lo scopo principale del gioco è quello di salvare una ragazza da Columbia e portarla in un posto non identificabile (almeno all’inizio). Lei è sempre a portata di mano e durante i combattimenti ti lancia roba come munizioni, soldi e oggetti per recuperare vita e…sale (l’energia che si consuma per usare i vigori).

BI per ora mi sembra molto bello, divertente e interessante. E’ pieno di personaggi strani e la storia acquista sfaccettature più pazze ogni minuto. Calcolate che in Columbia la gente venera i padri fondatori degli Stati Uniti, i quali sono raffigurati in giro come se fossero delle divinità. Anche se potrebbe sembrare una città idilliaca, è infatti una distopia vera e propria (tanto per cambiare). E’ governata da una teocrazia con concetti di purità della razza. Roba da pelle d’oca.

Non è allacciato ai primi due capitoli della serie, quindi ci si può benissimo giocare anche senza aver visto i primi due Bioshock.

Bioshock Infinite in arrivo il 26 Marzo

cityinthesky__ONLINE_wideuseA poco più di un mese dalla data di uscita dell’attesissimo e più volte rimandato titolo della 2K, le informazioni in giro sono parecchie.

Visto che stiamo parlando dello stesso team dietro la serie Bioshock e il mitico System Shock, c’è da aspettarsi un titolone. Il fatto che la data di uscita sia stata più volte rimandata spero sia un indice della qualità finale del gioco. Mi sono un po’ stancato di titoli che diventano giocabili solo dopo aver applicato 3-4 patch.

Per questo episodio della serie Bioshock abbiamo un cambio di ambientazione: non più gli ambienti sottomarini di Rapture ma la città volante di Columbia. Il fatto che sia una grossa serie di piattaforme sospese in cielo apre nuove possibilità di gioco, la più importante delle quali ritengo sia il fatto di affrancarsi dai soliti corridoi bui tipici dei FPS. Quindi più spazio, più libertà e il problema di doversi confrontare con la forza di gravità. Vedremo come sarà gestito il tutto.

Riassumendo: ambientazione originale e spettacolare, nemici strani e inquietanti, armi e poteri innovativi e bizzarri. Mi sembra che gli ingredienti per un buon titolo della serie *shock ci siano tutti (scusatemi l’abbreviazione da informatico).

Per ulteriori informazioni www.bioshockinfinite.com

Vi lascio al trailer.

[recensione] Portal 2

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Grazie al consiglio del buon Tonino mi sono avvicinato a questo interessante gioco.

Vi confesso che non sono un gran fan della Valve che finora pensavo fosse sopravvissuta troppo a lungo sulla fama ottenuta nel passato dal mitico Half-Life, indubbiamente bello (se si esclude la sequenza platform) e innovativo (per quanto riguarda l’IA dei nemici).

Ultimamente la loro produzione di giochi si è ridotta parecchio, ma quando fai vagonate di soldi con Steam, perché rischiare di perdere tempo e denaro in un progetto milionario come un gioco moderno?

Avevo già apprezzato il loro frenetico Left4Dead, uno zombie shooter cooperativo con una intelligente regia dinamica, il primo Portal l’ho bellamente ignorato, ma questo devo dire che è davvero un titolo valido.

Portal 2 è qualcosa che non avete mai giocato: un platform costruito con un motore FPS. Già immagino che qualcuno abbia provato  un brivido a sentire le parole platform e FPS messe vicine. In effetti dal già citato Half-life i produttori hanno imparato che i controlli tipici di un FPS non vanno bene per realizzare sequenze di “platforming”. La cosa incredibile è che in questo caso la formula funziona.

In Portal vi ritrovate prigionieri di un impianto in rovina e presto costretti a confrontarvi con una strana intelligenza artificiale che vi impone di superare delle “stanze di prova” in cui vi vengono proposti dei semplici enigmi da risolvere per aprire al porta che conduce alla stanza successiva.

La forza del gioco è sicuramente nel brillante level design, che gradualmente introduce le varianti possibili in termini di elementi di scenario: piattaforme di salto, casse, pulsanti, produttori di casse, laser, interruttori luminosi, gel che permettono di correre molto velocemente o di saltare più in alto.

Altro elemento di spicco è l’unica “arma” del gioco: il Portal Gun. Esso è uno strano fucile che permette di aprire un portale arancione sulle superfici lisce dello scenario sparando con un tasto del mouse, quindi con l’altro tasto è possibile aprire allo stesso modo un altro portale, di colore azzurro, che è collegato all’altro. In altre parole è possibile entrare in un portale e uscire dall’altro.

Grazie a questa originale invenzione e ai livelli molto ben disegnati il tutto si trasforma in una serie di divertenti test di logica, che non premiano il dito più veloce oppure il giocatore più preciso, ma stimolano invece ad essere creativi.

Grazie al doppio portale è possibile buttarsi in dirupi per poi uscire ad alta velocità da pareti verticali, far cadere casse su pulsanti messi a grande distanza, deviare i flussi dei vari ponti di luce, proiettori gravitazionali o dispenser di gel nelle direzioni che ci fanno più comodo.

Come in ogni platform che si rispetti il protagonista è immune ai danni da caduta, a meno di non finire nell’acqua o in pozzi senza fondo. Non ci sono punti ferita e in genere la morte non è penalizzante, perché si ricomincia dall’inizio della stanza in cui ci si trovava al momento del decesso.

Il gioco è piuttosto corto ma è molto divertente, e grazie alla struttura a livelli induce il tipico atteggiamento “faccio solo un altro quadro e smetto”.

Ora che l’ho finito mi sono reso conto che c’è una intera serie di livelli da fare in cooperativa in due, con due portal gun. Deve essere divertente usare l’altro giocatore come un proiettile umano per fargli premere pulsanti messi in giro per i quadri.

Altamente consigliato.

Nota a margine: la strana e aliena voce di Glados, l’antagonista del gioco, è stata reclutata per dare espressione al sistema operativo dei robottoni giganti del prossimo film di Guillermo del Toro, Pacific Rim.