Alan Wake [game]

Alan-Wake

Alan Wake è un gioco passato un po’ inosservato, forse perché realmente “indie” e quindi senza una
produzione alle spalle che lo abbia pubblicizzato come si deve. Sta di fatto che questo gioco è
un’interessante avventura grafica, con una componente d’azione decisamente divertente, ma
soprattutto con una trama da romanzo. Continua a leggere

XCOM Enemy Unknown [games]

Dopo due giorni che mi è arrivato XCOM sono riuscito finalmente ad istallarlo e a giocarci.

L’istallazione del gioco occupa circa 13GB, di cui l’85% proviene dai 2 dvd all’interno della confezione, mentre il restante 15% viene scaricato dall’onnipresente, nonché famigerata piattaforma Steam.

Avviando il gioco non si assiste ad alcuna presentazione, fatta eccezione dei vari marchi registrati; questa viene invece presentata avviando un nuovo gioco. All’inizio appare una bella citazione di Arthur C. Clarke: “Two possibilities exist: Either we are alone in the Universe or we are not. Both are equally terrifying”.

Premetto che sono un fan del mitico primo episodio, nonché dell’ostico seguito: Terror from the deep e nel vedere una mega citazione della sequenza iniziale del primo rifatta anche su questo remake mi ha piacevolmente sorpreso. Insomma iniziamo col piede giusto!

Nelle opzioni il gioco mi mette di default la grafica ai massimi dettagli con risoluzione 1920×1080 🙂

Nel selezionare una nuova partita si possono scegliere 4 livelli di difficoltà: Easy, Normal, Classic e Impossible. Easy è per le schiappe; Normal è… normal; Classic aumenta la difficoltà facendoti partire con i soldati con meno punti ferita, meno soldi e più costi di mantenimento; inoltre gli alieni avranno più punti ferita, saranno più aggressivi ed i livelli di panico dovuti alla mancata copertura/intervento nelle aree a rischio saranno superiori. Il livello impossibile forse facevano a meno di metterlo 😛

Inoltre c’è un’altra modalità che si integra con i livelli Normal, Classic ed Impossible e cioè la modalità IRON MAN. Questo non significa che per farla dovete cimentarvi nel long triathlon (con 3800 metri a nuoto, 180 Km in bicicletta e 42,195 Km per la classica “maratona” podistica), ma tale opzione non vi permetterà di ricaricare salvataggi precedenti qualora una missione vi sia andata in malora, magari con un wipeout della squadra. Comunque l’accoppiata Classic + Ironman la sconsiglio. Anzi sconsiglio definitivamente il mod ironman.

Consiglio invece di iniziare il gioco con il Tutorial che praticamente ricopre tutte le fasi del gioco e dura pure parecchio, anzi è parte integrante delle prime ore di gioco e al tempo stesso da alcuni bonus come l’upgrade per la scuola ufficiali (nella difficoltà classic il tutorial non è selezionabile).

La struttura del gioco è pressoché identica al suo predecessore. Le missioni si svolgono a turni, dove gli umani muovo sempre per primi e gli alieni a seguire. Ogni personaggio ha di base due punti azione per movimento, fare fuoco o combinare le due cose. Poi si posso prendere varie abilità per migliorarne le caratteristiche, quando i nostri soldati aumentano di livello. La parte manageriale è ben articolata, con le basi che tendono a svilupparsi principalmente sotto terra. Un bella implementazione è stata quella di infarcire sia le missioni che la parte manageriale con tante sequenze dove ci sono i vari membri della base che interagiscono, discutono e poi aspettano ordini sul da farsi, perché se non si è ancora capito nel gioco TU sei il comandante di tutte le operazioni XCOM 🙂

Passando alla realizzazione del gioco posso dire che è stato veramente ben curato, sia graficamente, che nelle musiche. Quest’ultime sono azzeccatissime e prima del lancio di una missione il ritmo aumenta con delle basi che ricordano quelle di Terminator 3. Le voci sono credibili e ben differenziate: ad esempio si intuisce che la responsabile degli scienziati è di origine tedesca per il suo spiccato accento mentre parla inglese.

Infine una cosa che a meno a me personalmente piace un botto è la personalizzazione di ogni singolo membro della squadra: Origini (europea, asiatica, americana ecc.), capelli (taglio e colore), volto (colore e peluria), nome, cognome ed anche i colori dell’armatura con ben 33 tinte diverse. Io le uso per differenziare i vari membri con le loro abilità: ad esempio ho messo un rosso al mio Assaltatore da prima linea; giallo-verde a quello che usa armi pesanti; bianco a quello che si porta dietro il medikit, nero allo sniper e verde al tactical marine.

Concludendo XCOM è un gioco di altri tempi con realizzazione e meticolosa cura dei particolari. Decisamente consigliato a Paolo perché ama i giochi a turni e a Daniele che così disinstalla Skyrim ;P

Il motto della XCOM: “Remember we will be watching”.

Hard Disk SSD [hardware]

Ieri ho aggiornato il mio pc (desktop) con l’aggiunta di un SSD. In particolare ho montato un Samsung della serie 830 da 128GB, da usare come HD primario per S.O. e applicazioni più utilizzate: i videogames praticamente…

Inizio col dire che l’aggiornamento non è stato dei più semplici e vi spiegherò perchè.

Innanzi tutto sono partito con il pc che aveva una configurazione del controller SATA della Intel (ICH9R) in modalità RAID in cui due HD Raptor erano in configurazione 0 (striping), ed un altro HD più capiente, sul medesimo controller senza configurazioni particolari. Il secondo controller SATA presente sulla mia motherboard della Gigabyte (gestito dal chipset della JMicron) rimaneva inutilizzato.

Leggendo su vari forum e sul sito della Samsung si capiva subito che l’SSD avrebbe dato il suo meglio montato su un controller SATA in modaliti AHCI. Infatti nel primo tentativo di istallazione, onde evitare di “rompere” la catena raid dei due raptor, montavo l’ssd sul controller Intel lasciandolo in modalità RAID. L’ssd veniva riconosciuto, ma il software di gestione dato in dotazione segnalava che non era in modalità AHCI. A questo punto provo a mettere l’ssd sul controller SATA della Gigabyte, anziché su quello della Intel,  scoprendo che non gestisce la configurazione AHCI… anzi non gestisce proprio gli ssd. Constatato ciò faccio una bella immagine della catena raid0 con l’ottimo Acronis True Image. Quindi sposto i due raptor sul controller Gigabyte ricreando una catena raid0; rimetto l’ssd sul controller Intel, che poi metterò in configurazione AHCI da BIOS, e lascio l’altro HD che avevo, sul medesimo controller. Monto l’immagine che avevo fatto della catena raid0 sull’ssd e avvio il PC e… si pianta all’inizio del caricamento di Windows7 (lol)

Mannaggia lo putipù! rimetto il controller Intel in modalità RAID per permettere a win7 di avviarsi, perché capisco subito che il s.o. caricava il driver “iastor.sys” per la configurazione RAID (che bisognava dargli in pasto alla prima istallazione altrimenti non leggeva le varie configurazioni raid), quindi mi rimetto alla ricerca di una soluzione e la trovo in questo semplice procedimento, che però per un neofita sarebbe stato sia complicato identificare, che risolvere. Bisogna aprire il registro di sistema e cercare la sottochiave:

HKEY_LOCAL_MACHINE\System\CurrentControlSet\Services\Msahci

Quindi impostare la voce “start” con il valore 0. In sostanza Win7 ha già i driver caricati, ma bisognava dirgli di utilizzarli. Riavvio il PC, win7 riconosce nuovamente la periferica e mi fa riavviare nuovamente. BOOM! Il pc funzia alla grande e l’avvio delle applicazioni è decisamente più veloce rispetto a prima. Non vi annoierò con duemila test sulla lettura/scrittura ecc. sul web ce ne sono a centinaia, però un paio li ho fatti e cioé cronometrare l’avvio del PC da spento (compreso il caricamento del BIOS) e quello del solo sistema operativo. I miglioramenti sono stati tangibili. Nel primo caso il pc si è avviato con 25 secondi in meno (1 minuto e 10 secondi contro 45 secondi). Nel secondo caso il S.O. si è avviato in soli 20 secondi. Qualcuno potrà pensare che non è un valore così basso, ma faccio presente che il S.O. è parecchio inciofegato da diverse istallazzioni e disistallazioni e l’SSD è stato riempito per circa il 70% ed noto che al diminuire dello spazio disponibile le prestazioni dell’SSD un po’ diminuiscono.

Insomma sono molto soddisfatto di questo aggiornamento anche perché è sto relativamente economico (85 euro) e soprattutto potrà essere riciclato in futuro su un nuovo PC.

Horus Heresy

Fare una recensione sui romanzi dell’epopea di Horus Heresy non è semplice. Al momento sono stati pubblicati 20 libri, uno nuovo è già disponibile per il pre-order ed un altro è in cantiere  entro fine dell’estate. Sono tutti chiaramente in lingua originale e solo il primo è stato tradotto in italiano dalla Mondadori.

Cercherò di menzionare solo alcuni fatti “noti” per evitare spoiler a coloro che volessero cimentarsi in questa lunghissima lettura.

Per chi conosce l’ambiente di Warhammer 40.000 (W40K d’ora in poi) saprà che l’eresia di Horus è ambientata 10.000 anni addietro, ovvero quando l’Imperatore della Terra era ancora “in attività” e guidava le legioni assieme ai suoi 18 figli (i Primarchi o Primarchs). E’ un periodo glorioso, in cui l’Imperatore è riuscito a riunire i suoi  figli e quindi a lanciare una mega campagna glattica al fine di  riunificare tutti quei pianeti precedentemente colonizzati dall’essere umano, che dopo diverse migliaia di anni erano rimasti isolati dalla Terra a causa di una lunghissima Warp-Storm che ne impedì ogni tipo collegamento.

L’inizio vero e proprio della saga lo si può individuare dopo la battaglia di Ullanor dove l’Imperatore con la maggioranza dei suoi figli festeggia la vittoria dopo una mega campagna contro gli orchi. Nello stesso momento si ritira formalmente dai teatri di guerra per dedicarsi TOTALMENTE  alla costruzione del famigerato trono dorato, delegando  come primo generale, nonché facendti le sue veci il figlio  prediletto Horus, nominandolo nell’occasione Warmaster.

In sostanza la campagna di riunificazione (aka Great Crusade) continua procedere regolarmente, soltanto che la direzione generale delle operazioni passa dall’Imperatore ad Horus.

Prima di procedere oltre rammento che inizialmente le legioni dell’Imperatore erano 20, una per ogni Primarch, ma che due di queste (la II^ e la XI^) sono sparite “expunged“ed il loro destino è ancora avvolto nel mistero, visto che la Games Workshop ha solo fatto vaghissimi accenni in qualche libro.

Da questo momento in poi iniziano le avventure delle varie legioni ognuna con un proprio background e soprattutto con il proprio destino…

I primi 5 libri hanno una cronologia coerente trascinando il lettore sino all’evento principale da dove inizia concretamente l’eresia di Horus, e cioè il tradimento verificatosi su Isstvan V. Da questo momento in poi i romanzi non seguono una cronologia ben precisa, ma ognuno dedica gran parte della storia ad una legione, trattandone la sua creazione, gli eventi principali che ne ne hanno caratterizzato la storia e quelli immediatamente precedenti Isstvan V. Quindi il lettore si troverà a leggere 4/5 di romanzo di storia su una determinata legione ed 1/5 di progressione della trama principale. Alcuni romanzi addirittura non avanzano nella trama principale neanche di una pagina, risultando praticamente dei filler-gap logici di più o meno interesse.

Ad ogni modo la conoscenza della storia di una legione è di per sé molto interessante, soprattutto per svelare alcuni misteri che nell’ambientazione di W40K non erano mai stati trattati. Purtroppo però non tutti i romanzi sono scritti alla stessa maniera e dallo stesso autore, quindi alcuni posso risultare a tratti anche noiosi.

Riporto infine tutti i volumi sinora pubblicati, visto che anche online si rischia di far confusione in quanto molti siti hanno inserito nella collana anche gli audio-book, che però sono più degli add-on.

01   Horus Rising  (Dan Abnett)
02   False Gods (Graham McNeill)
03   Galaxy in Flames (Ben Counter)
04   The Flight of the Eisenstein (James Swallow)
05   Fulgrim (Graham McNeill)
06   Descent of Angels (Mitchel Scanlon)
07   Legion (Dan Abnett)
08   Battle for the Abyss (Ben Counter)
09   Mechanicum (Graham McNeill)
10   Tales of Heresy (autori vari)
11    Fallen Angels (Mike Lee)
12   A Thousand Sons (Graham McNeill)
13   Nemesis (James Swallow)
14   The First Heretic (Aaron Dembski-Bowden)
15   Prospero Burns (Dan Abnett)
16   Age of Darkness (autori vari)
17   The Outcast Dead (Graham McNeill)
18   Deliverane Lost (Gav Thorpe)
19   Know No Fear (Dan Abnett)
20   The Primarchs (autori vari)
21   Fear to Tread – to be released on august (James Swallow)

The End of the Game

Un titolo appropriato per la fine di un’esperienza ludica molto intensa.
Non intendo comunicare che da ora in poi non giocherò più, ma semplicemente che ho deciso di chiudere la mia esperienza con una piattaforma di gioco che non ritengo più all’altezza dei suoi momenti d’oro, nonché ormai, al limite delle sue potenzialità, rasentando l’obsolescenza tecnologica.
Sto parlando della PS3. Oggi l’ho venduta ad un prezzo accattivante, corredata da tutto quello che avevo (giochi + accessori).
Di seguito elenco nello specifico come sono arrivato alla decisione di vendere la Play, anticipando che mi sono preso già un sacco di “parole” da Daniele, oltre allo stupore di Paolo che non si aspettava questa svolta 😀
Potrei partire dicendo che tutto è cominciato con l’uscita di Diablo III, ma ad essere sinceri era un po’ che la Play mi stava deludendo, sia graficamente, ma anche per alcune lacune tecnologiche insite in un hardware sottodimensionato (cosa pretendete da un sistema con 256MB di RAM?).
Il fatto di aver cominciato a giocare a Diablo III con Dani, ma anche con la sorella Micol e Giuseppe è stato l’inizio della fine. Con un colpo solo ho colmato la necessità di giocare in single, in multy e con un prodotto qualitativamente elevato, sia nella struttura di gioco, ma soprattutto graficamente. La Play è stata praticamente spenta per più di un mese, ma la cosa che ho realizzato è che non mi andava nemmeno di accenderla per vedere se c’era qualche novità. Insomma mi sono accorto che ero stufo di giocare con la Play; un po’ come il personaggio di Pirandello che prende coscienza della sua esistenza ne “Il treno ha fischiato”. Vabbe’ non vorrei far inorridire gli estimatori di Pirandello accostandolo alla PS3, però il concetto calza; tenersi un apparecchio tecnologico senza utilizzarlo che senso ha? La mia esperienza aveva perso tutto il mordente che aveva. Giocare sul 42” e con un impianto surround 5.1 non bastava più, la grafica ormai era troppo “tirata” per i miei gusti.
Ammetto comunque che molte software house hanno fatto dei miracoli nel produrre dei giochi meravigliosi, riuscendo a tamponare le limitazioni hardware, come Dead Space 2, Demon Souls, Deus Ex, solo per fare alcune citazioni. Tuttavia altri giochi graficamente mostravano il fianco: Dragon Age 2, Space Marine, Bayonetta.
Ad ogni modo oggi la PS3 non c’è più; un po’ mi dispiace, ma solo perché mi affeziono anche agli oggetti a cui ho tenuto di più.
Tempo qualche ora e mi passa 😀
E poi l’ho data in mano ad un bravo ragazzo sui 20-22 anni, accompagnato dalla fidanzatina,. una bella coppia. La Play andrà a star bene 🙂

[Gunpla] Rassegna modellini

Su suggerimento di Paolo posto una rassegna dei miei modellini di Gundam, tutti rigorosamente Master Grade, che vuol dire che sono in scala 1/100.

Ecco il mio primo modellino: il Gundam GP-01 (Zephyranthes) della serie Gundam 0083 pilotato da Kou Uraki.

Dipinto a mano con l’utilizzo di un paio di pennelli e una penna 0,2 ad inchiostro di china.

Ci sono parecchie sbavature ed anche l’applicazione dei traferelli non è stata il massimo.

Il kit è trasformabile o per meglio dire il corpo centrale diventa il famoso core-fighter.

Il secondo modellino è il Gundam MSZ-006 (Zeta Gundam) seguito della prima serie e pilotato da Kamille Bidan.

Anche questo dipinto a mano con gli stessi mezzi del primo.

E’stato forse il modellimo più complicato da assemblare.

Molto delicato ed essendo trasformabile la vernice tende a “grattarsi via”.

Qui è in versione fighter e per nessuna cosa al mondo lo rimetto versione robot 😀

c’ho messo più di mezzora a trasformarlo cercando di evitare di tirar via la vernice.

Il terzo modellino è stato il Gundam RX-178-X0 (Prototype Gundam Mark II) versione “Titan”

sempre della serie Zeta Gundam e pilotato da Proto Zero (aka Zero Murasame).

Modellino piuttosto facile da assemblare e per via dei colori scuri anche più facile da dipingere.

Non ho seguito esattamente i colori suggeriti dalla guida, ho preferito utilizzare dei toni più scuri, mi sembravano più adatti 🙂

Il quarto è il famoso RX-78-2 della prima serie e pilotato da Amuro Rei.

Questa è una versione limitata già dipinta con vernice metallica.

Facile da montare e non c’è nulla da dipingere.

Cmq il risultato è un po’ anonimo.

Sempre in versione limitata ho ripreso lo Zeta Gundam,

così ho potuto godermelo anche in versione robot 🙂

Unico esemplare dei “Bad Guys” che ho è l’MS-06R-2 (Zaku II)

nonostante sia rosso non è quello pilotato da Char Aznable, ma customizzato dal maggiore Johnny Ridden.

Appare ovviamente nella prima serie.

Questo modellino se non ricordo male è stato il primo ad essere dipinto con l’aerografo.

Un bel risultato, anche se la pulizia della penna ogni volta che si cambia colore è lunga e pallosa.

Ecco qui uno dei Master Grade Kit più grandi e pesanti

(ha le anche in metallo che gli danno parecchia stabilità, altrimenti si rovescerebbe a causa del perso dei Fin Funnels)

E’ l’RX-93 (v Gundam la “v” sta per la lettera greca “n”) pilotato da Amuro rei nella serie Char’s Counterattack.

Il penultimo arrivato è il mio “master piece”

il mastodontico MSA-001 [Ext] (Ex-S Gundam) pilotato da Ryo Roots nella serie Gundam Sentinel.

E’ la versione extralarge dell’S-Gundam, medesimo robot ma con un popo’ de roba sulle spalle.

Ha il core fighetr fornito separatamente così lo si può apprezzare senza smontarlo.

Ha un apposito piedistallo perché è impossibile da tenere in piedi da solo 🙂

Non ci crederete ma è trasformabile in una specie di astronave.

L’ho trasformato solo una volta e nemmeno gli ho fatto una foto -_-

Ora non ho il coraggio di provarci, così vi schiaffo una foto presa direttamente dal sito di HLJ, sperando che non mi denuncino 😛

At last but not least ecco il GAT-X105 + AQM/E-X01 (Aile Strike Gundam cioè lo Strike Gundam corredato dal modulo per volare).

E’ pilotato da Kira Yamato e Mu La Flaga nella serie Gundam Seed.

Anche questo modellino è stato dipinto con l’aerografo ed il risultato è buono.

Lo stand che consiste nella catapulta di lancio permette di posizionarlo in pose piuttosto dinamiche.

Per adesso è tutto, ormai saranno 5 anni che non mi cimento più con un modellino, anche a causa dello spazio.

Tuttavia il Sazabi prima o poi me lo compro 🙂

[EDIT del 22.02.2012]

A richieta di Paolo posto un primo piano dello Strike e visto che ci sono anche una foto con vista dalle spalle. Enjoy!

[Anime] Code Geass

Sempre su consiglio di Paolo ho cominciato a guardarmi questo anime piuttosto insolito, almeno nella trama.
Code Geass è ambientato quasi nel nostro contemporaneo Giappone (2017), in cui l’Impero di Britannia ha invaso un terzo del globo terracqueo, grazie all’impiego di fanteria meccanizzata che utilizza mech dalle fattezze umanoidi, trasformando gli stati conquistati in province numerate. Il Giappone è la undicesima e gli originari abitanti non sono più chiamati giapponesi, ma undicesimi. Tuttavia l’orgoglio nazionale vive ancora con la resistenza, che cercherà di opporsi con ogni mezzo a questa nuova tirannia fondata essenzialmente sulla legge del più forte, con riferimenti più o meno espliciti al mito del superuomo di Nietzsche.

In questo conflitto appare un ragazzo che casualmente acquisisce un potere straordinario e cioè quello di poter ordinare a qualsuno di fare qualsiasi cosa, anche il suicidio.
Senza dilungarmi oltre sulla trama, anche per evitare inutili spoiler, ritengo che il punto di forza di questo anime d’azione sia proprio il personaggio principale, che fatta eccezione per il suo potere, non risulta ne un supereroe ne un super combattente, ma semplicemente un eccezionale stratega.
Il char design non è dei mei preferiti, con uno stile un po’ troppo moderno per i miei gusti, con i personaggi sin troppo slanciati e tendenti all’anoressia. Il mecha design invece è molto più appetibile, almeno al mio palato, con palesi riferimenti a Patlabor.
In conclusione Code Geass risulta piuttosto avvincente, con una trama sempre ben sostenuta da eventi e colpi di scena credibili, ma soprattutto mai noiosa.
Paolo elogiando questo anime l’ha definito anche “cafone”, che volendo tradurlo dal gergo romanesco suonerebbe come “arrogante”, anche se non rende però l’idea.
Condividendo tale definizione, consiglio a tutti i lettori del blog di vedere questo anime 🙂