[recensione] Portal 2

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Grazie al consiglio del buon Tonino mi sono avvicinato a questo interessante gioco.

Vi confesso che non sono un gran fan della Valve che finora pensavo fosse sopravvissuta troppo a lungo sulla fama ottenuta nel passato dal mitico Half-Life, indubbiamente bello (se si esclude la sequenza platform) e innovativo (per quanto riguarda l’IA dei nemici).

Ultimamente la loro produzione di giochi si è ridotta parecchio, ma quando fai vagonate di soldi con Steam, perché rischiare di perdere tempo e denaro in un progetto milionario come un gioco moderno?

Avevo già apprezzato il loro frenetico Left4Dead, uno zombie shooter cooperativo con una intelligente regia dinamica, il primo Portal l’ho bellamente ignorato, ma questo devo dire che è davvero un titolo valido.

Portal 2 è qualcosa che non avete mai giocato: un platform costruito con un motore FPS. Già immagino che qualcuno abbia provato  un brivido a sentire le parole platform e FPS messe vicine. In effetti dal già citato Half-life i produttori hanno imparato che i controlli tipici di un FPS non vanno bene per realizzare sequenze di “platforming”. La cosa incredibile è che in questo caso la formula funziona.

In Portal vi ritrovate prigionieri di un impianto in rovina e presto costretti a confrontarvi con una strana intelligenza artificiale che vi impone di superare delle “stanze di prova” in cui vi vengono proposti dei semplici enigmi da risolvere per aprire al porta che conduce alla stanza successiva.

La forza del gioco è sicuramente nel brillante level design, che gradualmente introduce le varianti possibili in termini di elementi di scenario: piattaforme di salto, casse, pulsanti, produttori di casse, laser, interruttori luminosi, gel che permettono di correre molto velocemente o di saltare più in alto.

Altro elemento di spicco è l’unica “arma” del gioco: il Portal Gun. Esso è uno strano fucile che permette di aprire un portale arancione sulle superfici lisce dello scenario sparando con un tasto del mouse, quindi con l’altro tasto è possibile aprire allo stesso modo un altro portale, di colore azzurro, che è collegato all’altro. In altre parole è possibile entrare in un portale e uscire dall’altro.

Grazie a questa originale invenzione e ai livelli molto ben disegnati il tutto si trasforma in una serie di divertenti test di logica, che non premiano il dito più veloce oppure il giocatore più preciso, ma stimolano invece ad essere creativi.

Grazie al doppio portale è possibile buttarsi in dirupi per poi uscire ad alta velocità da pareti verticali, far cadere casse su pulsanti messi a grande distanza, deviare i flussi dei vari ponti di luce, proiettori gravitazionali o dispenser di gel nelle direzioni che ci fanno più comodo.

Come in ogni platform che si rispetti il protagonista è immune ai danni da caduta, a meno di non finire nell’acqua o in pozzi senza fondo. Non ci sono punti ferita e in genere la morte non è penalizzante, perché si ricomincia dall’inizio della stanza in cui ci si trovava al momento del decesso.

Il gioco è piuttosto corto ma è molto divertente, e grazie alla struttura a livelli induce il tipico atteggiamento “faccio solo un altro quadro e smetto”.

Ora che l’ho finito mi sono reso conto che c’è una intera serie di livelli da fare in cooperativa in due, con due portal gun. Deve essere divertente usare l’altro giocatore come un proiettile umano per fargli premere pulsanti messi in giro per i quadri.

Altamente consigliato.

Nota a margine: la strana e aliena voce di Glados, l’antagonista del gioco, è stata reclutata per dare espressione al sistema operativo dei robottoni giganti del prossimo film di Guillermo del Toro, Pacific Rim.

3 risposte a “[recensione] Portal 2

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