Deus Ex: Human Revolution – recensione

Deus Ex: Human Revolution segue le orme di un gigante. Il primo titolo della serie, Deus Ex appunto, ha ottenuto lo stato di cult fra i videogiocatori più esperti.
Inizialmente non ottene ottime recensioni, ma presto il mix di FPS e RPG, con lo sviluppo del personaggio e una trama importante mostrò che la forma degli sparatutto in prima persona poteva offrire una profondità maggiore degli innumerevoli cloni di Doom.
In realtà Deus Ex: HR è il terzo titolo della serie; fra il primo e quello qui recensito è stato pubblicato un obbrobrio inguardabile che risponde al nome di Deus Ex: Invisible War. Una schifezza ottenuta prendendo tutti gli aspetti che resero grande il primo gioco ed eliminandoli dalla nuova iterazione.

Questo nuovo episodio ha sollevato parecchia hype. Il movimento transumanista è diventato più famoso e visibile negli ultimi anni e il mondo immaginato dai primi autori cyberpunk non è più tanto lontano.

A conti fatti il gioco non delude. E’ sicuramente meno innovativo del primo episodio, perché ormai la formula ibrida sparatutto/RPG è collaudata, ma offre un’esperienza molto simile al vecchio Deus Ex.
Il protagonista parla e interagisce con i PNG. C’è la possibilità di fare scelte molto diverse nei dialoghi. L’inventario è gestito come uno schermo di Tetris, in cui l’ingombro di ogni oggetto è misurato dal numero di spazi che occupa (come in Resident Evil e nel primo episodio). Il protagonista può essere personalizzato scegliendo quali dei suoi impianti attivare con i punti esperienza e alcuni oggetti (I Praxis Kit) che si trovano in giro o si acquistano nei negozi del gioco.

Il comparto grafico è notevole, l’art direction è curatissima: gli ambienti sono molto vari e pieni di dettagli e sebbene non sia un free roaming, i locali in cui ci si muove sembrano davvero vivi. Passanti che vanno per i fatti loro, polizia che pattuglia le strade, pubblicità varie e negozi. Unico difetto le animazioni facciali che in genere mostrano una bassa mobilità. Inoltre i personaggi si muovono decisamente troppo quando parlano, facendo movimenti un po’ troppo plateali.

La possibilità di personalizzare il proprio avatar permette di affrontare le quest in diversi modi e i game designer si sono prodigati per offrire sempre la possibilità di risolvere le cose usando approcci diversi. In sostanza le quest possono essere risolte tramite un’attenta esplorazione (ci sono augmentations che permettono di raggiungere posti normalmente non accessibili), oppure con un approccio stealth (augmentation per l’occultamento e l’hacking di porte e telecamere) o infine nel classico modo degli FPS: sparando a tutto quello che si muove.
Il combattimento è soddisfacente e divertente, con la possibilità di fare degli upgrade alle armi che si preferiscono, un arsenale vario e la possibilità di adottare approcci non letali tramite alcune armi dedicate e i Take-down (animazioni scriptate con cui il protagonista atterra degli avversari). Il gioco non è assurdamente facile come sembra essere la media dei giochi degli ultimi anni. In genere scontrarsi contro più di un avversario richiede una buona pianificazione e un approccio prudente, perché un paio di colpi ben piazzati mettono il protagonista fuori combattimento e anche le ferite sono piuttosto incapacitanti, perché l’health si rigenera lentamente.

Un punto acutamente dibattuto sono gli scontri con i boss. Purtroppo i boss vanno sconfitti e un personaggio orientato più sullo stealth che sul combattimento si troverà in difficoltà ad affrontarli negli ambienti chiusi in cui avvengono questi scontri. Mi sono reso conto che gli scontri con i Boss segnano un certo stacco con il resto dell’avventura, non offrendo al giocatore la stessa possibilità di avere approcci diversi. Tuttavia pur non avendo un personaggio “da mischia” ho affrontato il primo boss senza problemi (la stanza è piena di bombole esplosive), e quando mi sono trovato davanti i successivi ero così potenziato che li ho fatti fuori in 10 secondi. A mio parere la polemica è stata un po’ esagerata.

In sintesi un gioco divertente e avvincente, con un’ambientazione curata e un ottimo comparto artistico, non scevro da difetti veniali, come le animazioni facciali un po’ legnose e la trama che nei collegamenti fra un capitolo e il successivo sembra un po’ stiracchiata.

Per una dettagliata cronaca della mia esperienza a Deus Ex vi invito a leggere il mio Diario di Gioco

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